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62° edition


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Il futuro è un punto fermo 

C’è la storia del calcio e c’è la statistica. Con la prima si riempiono i libri e si raccontano le emozioni, con la seconda si fanno analisi e – si dovrebbe fare – programmazione. Storia e statistica del calcio italiano passano per forza anche dai campi del torneo che dal 1949 si gioca in Versilia. Se il successo del Milan nella prima edizione è un fatto storico quello della Juventus nel 2009 è ancora troppo fresco per far parte dei ricordi. Ma consente agli appassionati, ai curiosi, oltre che agli addetti ai lavori, di immaginare il calcio che sarà. In sostanza, se il torneo che ora si chiama Viareggio Cup racconta una fetta di storia del pallone, in Italia allo stesso tempo, da quel che succede in quelle due settimane di calcio, si può capire molto sulla salute e sul futuro del gioco più bello del mondo. Il campo resta la bussola di tutto. In dieci anni la Juventus ha messo il proprio marchio su quattro finali e non è un caso se nella squadra affidata a Ciro Ferrara – che a Viareggio è passato proprio da dirigente – i giovani di talento non mancano. Negli anni il vivaio bianconero è cresciuto e, pur nella tempesta, nessuno ne ha messo in discussione il ruolo strategico. L’Inter si è mossa nello stesso modo e oggi raccoglie frutti importanti. E se Genoa e Sampdoria sono state tra le protagoniste di una splendida partenza in campionato, i giovani ne sono parte integrante perché consentono una buona (e sana) gestione di quel che succede oggi e di quel che potrebbe essere il domani dei due club. Un po’ come la Roma che a vinto ed è rimasta in alto con Totti prima, De Rossi e Aquilani poi, quindi ha sistemato anche il conto economico con qualche illustre e pesante cessione sul mercato. Viareggio e futuro, giovani e mercato. Campo e scrivania e sono sempre più vicine nel calcio dei grandi. E se gli allenatori hanno ormai imparato a stare al tavolino per preparare le loro sedute di allenamento, anche i dirigenti devono (possono) immaginare un percorso contrario per crescere ancora, affiancando al loro sapere – diritti tv, fiere, marchi, sponsorizzazioni – il campo, che ha il sapore autentico della passione. Ma il calcio in giacca e cravatta ormai non è solo mercato. La coda dell’edizione 2009, la finale Juventus-Samp, ha concluso un decennio importante per il Viareggio. Quello della trasformazione e della crescita del mondiale giovanilem che dopo una gestione quasi familiare, fatta di volontariato ed entusiasmo, ma comunque ricca di attenzione e di professionalità, è andata alla scoperta del marketing. In dieci anni anche qui tv e Internet hanno dettato tempi di un calcio tutto nuovo, che avrebbe potuto stritolare chi non fosse stato pronto a maneggiarlo con cura. Gigantismo e costi smisurati, gestione “leggera” e scarsa attenzione al pubblico sono tra i nodi principali del calcio dei grandi, che ora sta rimettendo a posto il conto economico passando dalla stagione dei litigi a quella della pace e della progettualità. Invece a Viareggio si è gestita diversamente la situazione e il torneo è cresciuto in maniera credibile. La morale? Come esiste uno splendido torneo giovanile che fa da ribalta importa per i talenti del futuro, al calcio italiano serve uno strumento per allenare, preparare e crescere i dirigenti del futuro, per favorire anche qui un ricambio generazionale che è estremamente più lento di quello del campo.

 

Carlo Verdelli, Gazzetta dello Sport

 

Vivaio Italia, tra tradizione e futuro

La Coppa Carnevale a Viareggio è l’appuntamento tradizionale con il calcio giovanile italiano e mondiale. Rappresenta sicuramente una vetrina unica per le speranze delle future stelle e per le attese degli addetti ai lavori in avanscoperta. E’ diventata anche momento prezioso per riflettere sullo stato dei nostri vivai. E’ importante che, oltre ad andare a pescare talenti in giro per il mondo, i club italiani tornino a valorizzare con convinzione quanto cresce al loro interno. Dall’Europa ci arrivano esempi illustri da parte di colossi come il Real, il Barcellona, l’Arsenal e il Manchester United, che non hanno pudore e gettare nella mischia i loro giovani. L’Italia con i vivai ha una tradizione indiscutibile e per trovare conferme basta pensare alla pioggia di piccole stelle passate per Viareggio e finite tra i grandi professionisti. Ci sono società, come per esempio la Roma, capaci di fare davvero del proprio settore giovanile il serbatoio della prima squadra: pensiamo a Bruno Conti, Di Bartolomei, Giannini, Totti, De Rossi, giocatori simbolo che coprono gli ultimi trent’anni di storia giallorossa. O esempi come Marchisio e Giovinco nella Juventus, Balotelli e Santon nell’Inter, Montolivo nella Fiorentina, che possono solo incoraggiare ad insistere sulla strada della valorizzazione dei ragazzi Italiani. Anche il mercato interno, sembra ricominciare a guardare in questa direzione: le grandi guardano Bonucci e Ranocchia, coppia centrale della difesa del Bari, Candreva, centrocampista dell?udinese in prestito al Livorno, Galoppa, Mezzala del Parma. Hanno tutti ventuno, ventidue, massimo ventiquattro anni. Confermano che i giovani di casa nostra meritano sempre maggiore attenzione. La Coppa Carnevale può diventare un modo per ricordarlo, vedendo giocare questi ragazzi a caccia di un grande futuro. E che molto spesso, proprio partendo dalla manifestazione in Versilia, il loro grande futuro lo hanno trovato.


Alessandro Vocalelli, direttore Corriere dello Sport-Stadio

Torneo di Viareggio: una conferma nel panorama internazionale

Il Torneo di Viareggio è giunto alla sua sessantaduesima edizione e, onestamente, basta solo questo semplice riscontro numerico per fotografare la valenza tecnica di un appuntamento divenuto ormai "istituzionale", il più importante a livello giovanile che si disputa in Italia, uno dei più prestigiosi del panorama europeo. Da Viareggio sono passati e si sono messi in evidenza protagonisti che hanno poi scritto pagine indelebili del nostro campionato; dalla Versilia continueranno a transitare le promesse del campo e della panchina, perché la cronaca lascia il posto alla storia e la storia di questa competizione giovanile trova sempre riscontri concreti. Citiamo Marchisio e Gasperini in rappresentanza delle rispettive "categorie", ma è impossibile non ricordarsi di Del Piero e De Rossi. Il punto è che l'elenco è così lungo che si corre il pericolo di incappare in qualche dimenticanza pericolosa.L'ultima edizione l'ha vinta la Juventus di Massimiliano Maddaloni, che non a caso è diventato il vice di Ciro Ferrara, superando la Sampdoria campione d'Italia in maniera netta, ma quest'anno la lista delle partecipanti è ancora più ricca e sarà interessante capire come la formazione di Luciano Bruni riuscirà a difendere il titolo. Vincere il Viareggio è un po' come cucirsi al petto lo scudetto dei migliori, del resto lo scouting sta diventando fondamentale per la sopravvivenza delle società in un frangente di crisi globale.A casa di Marcello Lippi, viareggino doc, sovente spettatore allo stadio "dei Pini", lo spettacolo è garantito, l'organizzazione al solito perfetta perché oliata da anni, il ritorno di immagine assicurato per chi opera tra i giovani. Non rimane che aspettare la squadra rivelazione e i talenti più rilucenti da mettere in vetrina.

Paolo De Paola

Direttore Tuttosport

Viareggio, quanti ricordi...

Ogni volta che sento nominare il Torneo di Viareggio, immediatamente mi tornano alla mente i miei esordi calcistici quando, con la maglia del Lanerossi Vicenza, disputai e vinsi per ben due volte quella che allora era semplicemente denominata come “Coppa Carnevale”. Oggi, con un giusto tocco di internazionalità, è diventata la “Viareggio Cup” World Football Tournament, 62ª edizione di un torneo che, a ragione, viene considerato la “Champions League” dei giovani. Sono passati più di cinquant’anni da quella splendida avventura che rimane, forse perché fu la mia prima grande affermazione, una delle più belle della mia carriera, ed il “Viareggio” ha continuato a crescere, di importanza, interesse e prestigio. Negli anni è aumentato il numero di squadre, di pubblico, di media che si accreditano per seguire la manifestazione, e sono aumentati anche i giovani che, mettendosi in mostra alla Coppa Carnevale, sono arrivati a solcare i campi più importanti della massima serie, qualcuno addirittura a vestire la maglia della Nazionale del suo Paese. Ed è proprio dai giovani che il nostro calcio “malato” dovrebbe ricominciare, giovani che sono un patrimonio da salvaguardare, giovani le cui problematiche l’Associazione Italiana Calciatori, ormai da tempo, segue con la massima attenzione, perché è proprio attraverso la cura e lo sviluppo dei vivai che è possibile ridisegnare scenari futuri positivi. Non è facile organizzare una competizione del genere, non è facile tenere alta l’attenzione su questo importante appuntamento mondiale del calcio giovanile, ed è per questo che agli organizzatori va doverosamente il nostro plauso, per l’impegno profuso e per la grande opportunità che, ogni anno, offrono a tanti ragazzi che, come il sottoscritto tanti anni fa, sognano di poter diventare un giorno protagonisti delle nostre domeniche calcistiche.

 

Sergio Campana (Presidente A.I.C.)

 

 

 Saranno Famosi

Il suo fascino rimane inalterato nel tempo. La Viareggio Cup, ma a noi piace ancora chiamarla Coppa Carnevale, sta per vivere un’altra pagina avvincente di un capitolo che non ha fine. Garanzia di quel calcio vero a cui siamo profondamente affezionati, il Torneo mondiale è pronto a sprigionare la magia che ne ha fatto una manifestazione impedibile nel calendario internazionale. In qualsiasi parte del mondo il nome di Viareggio è associato al Carnevale e al suo Torneo. Le due settimane di gare sono una boccata d’ossigeno per chi ama lo sport più seguito del pianeta. Un viaggio a ritroso nei tempi in cui il gioco era improntato su valori importanti. E’ vero che il progresso deve fare il suo corso, nella vita come nello sport. Ma il segreto del successo della Coppa Carnevale è proprio questo: rinnovarsi il segno dei un calcio che continua a cambiare, mantenendo però la prerogativa di vetrina dove chi vuol ritagliarsi uno spazio importante nel mondo del calcio deve necessariamente passare. Attendiamo quindi i “saranno famosi” che come di consueto arriveranno da tutti i continenti, per una festa di sport vera. Per due settimane che saranno di gare e risultati ma anche di fratellanza e di sani principi. Perché in un momento come questo anche il calcio deve ribadire il ruolo sociale che ne ha fatto uno straordinario veicolo di pace, in un mondo troppo frenetico e spesso incapace di riflettere.

Enrico Salvadori - "La Nazione"

Coppa Carnevale: vivaio di campioni e allenatori

Nel lungo romanzo della Coppa Carnevale molto spesso sono stati dimenticati gli allenatori i quali hanno contribuito a scrivere capitoli importanti proprio come i giocatori. E che come quest’ultimi dal palcoscenico del torneo di Viareggio hanno compiuto il salto nel calcio che conta: dalla serie A alle Coppe Europee fino alla Nazionale. Infatti tra i suoi record il torneo può vantare quello di avere ospitato in panchina quattro futuri tecnici di nazionali (Bernardini, Sacchi, Lippi e Capello) che hanno avuto il loro battesimo internazionale sulle rive del Tirreno. Il primo è stato Fulvio Bernardini. Il Dottore guida la Roma alla conquista della piazza d’onore nel torneo del 1950 battuto, ironia della sorte, da quella che diventerà una delle “sue” squadre, la Sampdoria diretta da Matteo Poggi che collaborerà con “Fuffo” alla guida della squadra blucerchiata in serie A. Ma è tra il 1984 ed il 1986 che la storia del torneo segnala le presenze eccellenti di tre futuri “maghi” del calcio mondiale: Sacchi, Lippi e Capello.  Il tecnico di Fusignano comincia a far parlare di sé con la Primavera della Fiorentina che nel 1984 guida fino alla conquista del terzo posto dopo avere perso la semifinale con il Torino allenato da uno dei più grandi santoni del calcio giovanile italiano, Sergio Vatta, recordman di successi nella manifestazione: quattro. Poi è la volta di Marcello Lippi che troviamo al torneo nel 1985 con la Sampdoria che nonostante la presenza nei quarti di finale dei gemelli del gol Vialli e Mancini si arrende dopo i rigori all’Atalanta. Per arrivare all’attuale ct dei Leoni d’Inghilterra, Fabio Capello che è presente al torneo con il Milan. Ma oltre ai quattro commissari tecnici ci sono altri allenatori di prestigio che sono passati dal Viareggio arrivando a vincerlo come Renzo Ulivieri con la Fiorentina, Cesare Prandelli con l’Atalanta e Giampiero Gasperini con la Juventus.

Massimo Guidi - Il Tirreno

 Una Coppa Carnevale che non invecchia mai

Ci risiamo, ancora una volta quando si respira aria di Carnevale puntuale a Viareggio si disputa il “Torneo internazionale” che è senza dubbio una importante vetrina, non solo per i giovani calciatori, ma anche per gli stessi allenatori. Qualcuno di questi ha raggiunto poi posizioni importante nella propria carriera. Uno su tutti Marcello Lippi, che venne a Viareggio sulla panchina della Sampdoria avendo in squadra calciatori come Roberto Mancini e Gianluca Vialli che poi è approdato alla Juventus dove ha vinto molti trofei, ma soprattutto una volta insediatosi sula panchina della Nazionale azzurra ha regalato all’Italia un titolo mondiale in Germania importante, quanto meritato. Un altro tecnico che è venuto a Viareggio allenando il Milan è stato Fabio Capello, ora tecnico della Nazionale inglese, come non ricordare poi Arrigo Sacchi che venne con la Fiorentina. L’anno scorso con la Juventus, il concittadino Massimiliano Maddaloni ha vinto la “Coppa Carnevale” ed ora è allenatore in seconda della Juventus collaborando a stretto contato con il suo amico Ciro Ferrara attraversando un periodo difficile che riusciranno a superare. Dunque la manifestazione viareggina è senza dubbio una vetrina importante e nello stesso tempo un veicolo promozionale per la città doi Viareggio e per tutta la Versilia. In più come hanno testimoniato anche molti albergatori specialmente in momenti di crisi come questi a livello nazionale e internazionale grazie al Cgc che organizza la competizione molti alberghi riescono a lavorare in questo periodo di bassa stagione. Anche questo è un aspetto che non va sottovalutato, anzi è un altro dei grandi meriti che vanno riconosciuti alla società presieduta da Alessandro Palagi, che con modestia e serietà lavorano da un anno ad un altro per portare sempre puntuali ai nastri di partenza questa imponente rassegna mondiale del calcio giovanile. Hanno tentato in molti ad imitare il “Viareggio” ma sono rimaste solo delle semplici e brutte copie, perché il fascino che si respira in questi giorni è qualcosa di unico.Tutti ogni anno vogliono essere fra le squadre protagoniste di queste Kermesse, ma non pèer tutte c’è la possibilità. A fare gli onori di casa questa edizione c’è anche la squadra di casa dell’Esperia Viareggio, che prende parte al campionato di Prima Divisione. Una formazione giovane allenata da Francesco Bertolucci che cercherà di fare la sua figura, pur consapevole che è stata inserita in un girone decisamente difficile. Il fatto già di partecipare alla manifestazione è già un riconoscimento al lavoro svolto dai dirigenti di questa società viareggina, che in sei anni dall’ìEccellenza hanno portato il Viareggio in Prima Divisione con buone chanche di giocarsi la salvezza fino all’ultimo utilizzando ogni domenica molti giovani. Un aspetto molto caro anche al presidente del Cgc, Alessandro Palagi che è sempre stato un estimatori dei settori giovanili che come ha dichiarato più volte sono “l’ancora di salvezza del nostro calcio”, concetto sposato anche dal cittì della Nazionale, Marcello Lippi.

Roy Lepore - Il Tirreno

Fiorentina, sarà l'anno buono?

E’ una delle astinenze più lunghe della storia della Coppa Carnevale, se prendiamo in considerazione le ‘grandi’ protagoniste del torneo: la Fiorentina non alza il trofeo di Burlamacco da diciotto anni, addirittura un arco di tempo superiore a quello trascorso per ottenere il primo successo dei gigliati (nel 1966, 2-0 contro il Dulka di Praga: oltre quindicimila spettatori attorno al campo, una delle immagini simbolo della manifestazione) rispetto all’edizione inaugurale del 1949. Il vessillo viola è sventolato per l’ultima volta il 2 marzo 1992, 44esima volta che il calcio giovanile proponeva il consueto campionario di giovani e giovanissimi talenti in cerca di affermazione o quanto meno di un trampolino di lancio per tentare l’avventura nel calcio professionistico: un’edizione passata alla storia della Coppa Carnevale anche per un episodio – con rivolti penali – che video protagonisti alcuni giocatori della Roma. Nonostante ciò, la formazione giallorosa allenata da Luciano Spinosi (che disponeva di un organico di primissima qualità) raggiunse la finalissima trovandosi di fronte la Fiorentina diretta da Domenico Caso che da giocatore aveva partecipato alle vittoriose campagne viola al torneo giovanile di Viareggio nel 1973 e nel 1974. La Fiorentina riuscì ad imporsi alla Roma 3-2 al termine di un confronto molto effervescente, con continui capovolgimenti di fronte: le cronache del passato di consegnando il ricordo della rete iniziale del viola Girali, il prareggio della Roma di Orocini, quindi il vantaggio gigliato di Banchelli su calcio di rigore, quindi il 3-1 nella ripresa di Banchelli prima del 3-2 di Scarchilli nei minuti conclusivi della gara. Il successo numero 8 della Fiorentina alla Coppa Carnevale è stata l’unica soddisfazione del grande presidente gigliato Mario Cecchi Gori, scomparso prematuramente: c’è un immagine struggente del prestigioso presidente Mario Cecchi Gori – scomparso un mese e mezzo dopo quella vittoria, con addosso la delusione della retrocessione in serie B della sua Fiorentina- sulla pista in tartan, assieme ai ragazzi che festeggiano la vittoria. Mario Cecchi Gori se ne sta in disparte come per dire . Un grande presidente. Un amico sincero della <>. Ora la Fiorentina – passata nella galassia del gruppo Della Valle – punta a tornare in orbita: nelle ultime stagioni non ha brillato. Il 2010 sarà l’anno della svolta? La risposta al campo.

Giovanni Lorenzini - La Nazione

 

 

 

 


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